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 Umbria


La storia e le sue vestigia

 




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La storia e le sue vestigia

Crocevia tra nord e sud, tra mare Adriatico e Tirreno, lUmbria ha visto scorrere pi di tre millenni ininterrotti di storia sul suo territorio.
I ritrovamenti preistorici, in gran parte conservati nel Museo Archeologico di Perugia, rivelano presenze gi risalenti al Paleolitico e al Neolitico. Dai terrazzi fluviali del Chiascio e del Tevere, dallarea di Norcia e da localit sulle rive del Trasimeno provengono amigdale e punte di frecce. Al Paleolitico Superiore risale la raffinata statuetta a tutto tondo, nota come Venere del Trasimeno, e al Neolitico Superiore appartiene la tomba di Poggio Aquilino a Marsciano, presso Perugia. Nelle necropoli di Monteleone di Spoleto, sono state trovate tracce di sepolture a incinerazione del periodo di transizione tra et del bronzo e del ferro. Agli inizi del primo millennio a.C. unondata migratoria porta in questa zona dellItalia centrale un gruppo di trib, gli Osco-Umbri, che occupano stabilmente un territorio con confini pi vasti di quelli dellUmbria doggi: si suppone che i loro domini si estendessero dal mare Adriatico allalta e media valle sulla destra del Tevere e forse toccassero il Tirreno. I primi insediamenti sorsero a Otricoli, Amelia, Terni, Narni, Todi, Spoleto, Nocera, Foligno, Assisi, Bettona, Gualdo Tadino, Gubbio, Citt di Castello.
La pressione di altre popolazioni, come i Sabini a sud, i Piceni a est, gli Etruschi e i Galli Senoni che si insediano a nord del Tevere nel cosiddetto Ager gallicus, costringe gli Umbri a restringere i propri domini.
Nel 1540 si scatena la cosiddetta guerra del sale: i perugini si levano in armi contro lo Stato Pontificio per unimposta sul sale, ma la rivolta fu repressa duramente da papa Paolo III che diede poi incarico ad Antonio da Sangallo di costruire la Rocca Paolina sulle rovine delle dimore dei Baglioni, fatte radere al suolo. I legami con Roma e Stato Pontificio hanno comunque il merito di portare in Umbria architetti illustri: il bolognese Fieravante Fieravanti lavora a Magione per i Cavalieri di Malta e la loro badia; Antonio Marchisi, fiorentino, lavora alla chiesa della Madonna delle Lacrime, presso Trevi; Rocco da Vicenza attivo a Spello, Foligno, Trevi; il fiorentino Agostino di Duccio lascia a Perugia loratorio di San Bernardino e Porta San Pietro; nel Tempio della Consolazione a Todi si risente linflusso del Bramante; Michele Sanmicheli lavora a Orvieto, il Vignola a Norcia, Giovanni Domenico Bianchi in Palazzo Cesi ad Acquasparta.
A questo punto il volto dellUmbria ha ormai assunto, attraverso gli eventi storici, i definitivi tratti attuali.
Gli scarsi documenti pervenutici, e tra questi gli scritti dello storico e geografo greco Strabone, vissuto in et augustea, hanno consentito di ricostruire limmagine di una civilt progredita, fortemente influenzata dai potenti vicini Etruschi, organizzata in citt stato, dotate di autonomia e probabilmente federate fra loro. Lo stesso genere di informazioni si deduce dal pi importante documento della civilt umbra, le Tavole Eugubine, sette tavole in bronzo, redatte tra il III e il I secolo a.C., che descrivono cerimonie e riti sacri met in alfabeto etrusco e met in alfabeto latino. Sono state trovate a Gubbio, e sono conservate nel Palazzo dei Consoli. Gli Etruschi sono stati presenti in misura massiccia in parecchie zone dellUmbria, nelle terre a destra del Tevere. A Perugia possibile percorrere un vero e proprio itinerario etrusco, attraverso le tombe ipogee dei Volumni e di San Manno e quella dei Cutu. Orvieto stata identificata con lantica Volsinii etrusca: i reperti ritrovati nella citt e nelle vicine necropoli sono conservati nel Museo Fondazione Claudio Faina e nel Museo dellOpera del Duomo. La civilt umbra si avvia verso un inesorabile declino quando entra in contatto con Roma: alcune citt, come Otricoli, tentano dapprima la strada delle alleanze, altre aderiscono alla coalizione con Sanniti, Galli Senoni ed Etruschi, uscendo sconfitte dalla decisiva battaglia di Sentino contro i Romani nel 295 a.C.
infine Roma a dare una svolta alla situazione con una manovra di alta politica: create a Narni (299), Sena Gallica (283), Ariminum (268), Aesis (247), Spoleto (241) delle colonie, Roma riesce ad attirare nella sua orbita tutte le citt umbre.
Lalleanza viene sigillata con la creazione di grandi opere pubbliche, come la Via Flaminia (220), che collegava Roma con Ariminum e lalto Adriatico e con la concessione agli Umbri, nel 90 a.C., dello stato di cives romani. Numerose sono ovunque le testimonianze di epoca romana: a Perugia, Assisi, Foligno, Gubbio, Todi, Spoleto, Narni, Terni ma anche in centri minori con Bevagna, Spello, Collemancio (Hurvinum Hortense), Carsulae, nella zona di Sangemini. Si trovano anche diffuse su tutto il territorio numerose ville romane, tra cui quella di Plinio il Giovane, vicino a Citt di Castello. Il cristianesimo trov terreno fertile in Umbria, nel VI secolo d.C.: gi, infatti, mentre la regione, come tutto il resto della penisola, era percorsa e devastata da orde barbariche, erano state create 21 diocesi. Erano un punto di riferimento per le popolazioni locali, decimate dalle guerre e dalle invasioni: furono il punto di partenza per la costruzione dei primi edifici di culto, come la chiesa di SantAngelo edificata a Perugia tra il V e il VI secolo, labbazia di San Pietro in Valle presso Ferentillo, costruita nellVIII secolo, la piccola basilica di SantEufemia a Spoleto del X-XII secolo.
Questi anni di storia sono confusi e complessi. Barbari e Bizantini si contendono il possesso della penisola con sorti alterne, lUmbria viene devastata da sanguinosi scontri, scoppiano pestilenze, leconomia della regione si impoverisce. Emergono, nel vuoto del potere civile, figure di vescovi, che prendono nelle loro mani le responsabilit del governo delle citt e vengono riconosciuti capi naturali, religiosi e civili dalla popolazione.
Nel 552 lUmbria, dopo la sanguinosa guerra gotica, torna a essere bizantina. Ma non ha il tempo di riprendersi dai guasti del feroce scontro, che una nuova ondata di barbari germanici i Longobardi investe lItalia centrale. La conquista longobarda modifica in modo stabile e radicale lassetto della regione con la costituzione del Ducato di Spoleto nel 571. I Bizantini mantenevano il possesso della strada che univa Roma allesarcato di Ravenna grazie a uno stretto corridoio formato da Amelia, Narni, Todi, Bettona, Perugia e Gubbio e, poco pi a ovest, da Orte, Orvieto, Chiusi e Cortona.
Il perno di questo sistema di difesa era rappresentato da Perugia, in mano ai Bizantini. Da Perugia, un governo autonomo dellesarcato amministrava le citt bizantine dellUmbria, che i Longobardi cercarono pi volte di occupare anche se invano.
Questa situazione politica fece s che il Ducato di Spoleto, rimasto incapsulato lui longobardo nel cuore dellItalia bizantina, maturasse forza e autonomia, che gli permisero poi di sopravvivere anche alla fine del Regno longobardo. Con le donazioni di Pipino il Breve e di Carlo Magno i territori umbro-bizantini e il Ducato di Spoleto entrarono a far parte dei possedimenti della Chiesa, ma in questi anni il papato non fu in grado di controllare le spinte autonomistiche di queste terre. solo con il crollo dellImpero carolingio che lautorit del papato si consolida e la Chiesa rivendica lUmbria sulla base delle donazioni di Pipino il Breve e di Carlo Magno. Cos molte citt e territori umbri entrano nella sfera di influenza dello Stato Pontificio. Ci nonostante, le maggiori citt della regione vivono, a partire dallXI secolo, lesperienza dellautonomia comunale.
Dopo lanno Mille tutta lEuropa occidentale rifiorisce dal punto di vista economico e da quello demografico e commerciale e lUmbria, che si era mantenuta sempre viva anche nei periodi pi bui, coinvolta nellondata di sviluppo. Perugia, ad esempio, gi nel 1139 era retta da consoli e pienamente autonoma dal punto di vista amministrativo; Orvieto, dal canto suo, vantava istituzioni comunali dal 1137 e ventanni dopo la situazione si era consolidata a tal punto da essere riconosciuta da papa Adriano IV.
La creazione di nuove autonomie amministrative non riguarda per solo le citt pi grandi e popolose: oltre a Perugia, Orvieto, Spoleto, Norcia, Terni, Narni, Todi, Gubbio, Citt di Castello, anche centri minori come Amelia, Spello, Cascia, Montefalco, Gualdo Tadino. In questi comuni, dove si scatenano le lotte tra Guelfi e Ghibellini, tra i sostenitori del predominio del papato sullimpero e i sostenitori dellimperatore che tende a limitare il potere temporale della Chiesa, si vanno formando i nuovi ceti emergenti: i mercanti, gli artigiani e i politici, che si contrappongono alla nobilt feudale.
La fioritura della citt comunale si esprime con un vero e proprio boom demografico, con il diffondersi di mercati e fiere, con lincremento degli scambi commerciali, con lelaborazione di statuti e leggi locali, con impegnative architetture che cambiano il volto delle citt, segnandolo per i secoli a venire.
A Perugia viene costruita la Fontana Maggiore o di Piazza, disegnata e scolpita da Nicola e Giovanni Pisano con la collaborazione tecnica di fr Bevignate da Perugia e di Boninsegna Veneziano per la parte idraulica. A Spoleto vengono edificate le chiese di San Gregorio Maggiore, basilicale a tre navate, completata nel 1146, quella di San Paolo inter vineas, quella di San Pietro, ampliata nel XIII secolo e poi rifatta dopo un incendio nel 1393 su una preesistente chiesa del V secolo, e il Duomo, dedicato a San Salvatore, romanico a croce latina a tre navate, consacrato nel 1198 e sorto sul luogo dellantica cattedrale distrutta dal Barbarossa nel 1155.
A Bevagna vengono erette le chiese di San Silvestro e San Michele Arcangelo, a Foligno viene realizzata la facciata del Duomo, sorto nel 1133 a opera di Maestro Atto.
Sempre allepoca comunale e allarchitettura romanica appartengono la chiesa di Santa Maria Assunta a Lugnano in Teverina, la chiesa di San Felice di Narco, che sorge isolata lungo la strada da Terni a Norcia, la chiesa dellabbazia di SantEustizio, a Preci, presso Norcia, eretta da Maestro Pietro (1190), la chiesa di SantEmiliano a Trevi, il Duomo di Narni (1145) dedicato a San Giovenale, e varie chiese di Orvieto: San Francesco, San Domenico, Santa Maria dei Servi, San Giovannino.
Da citare inoltre la cattedrale di Assisi intitolata a San Rufino, con interno basilicale a tre navate, opera di Giovanni da Gubbio, e il campanile e il chiostro della pi antica abbazia di San Pietro in Valle, presso Ferentillo.
LUmbria cos frammentata in tanti comuni, travolta in una gara di effervescenza artistica e vitalit economica, ma unita da ununica fortissima corrente spirituale, generata dai movimenti religiosi.
Non era questa cosa nuova, poich gi nel VI secolo i monasteri benedettini erano sorti numerosi su tutto il territorio ed erano stati vivacissimi centri culturali: si ricordano le abbazie di San Pietro in Valle, presso Ferentillo, di SantEustizio presso Norcia, di Santa Maria di Valdiponte a Montelabbate, presso Perugia, di Sassovivo presso Foligno, di Petroia presso Citt di Castello, di San Benedetto sul monte Subasio, di San Salvatore di monte Corona. Nel XIII secolo lUmbria diventa il centro della predicazione di san Francesco dAssisi e di santa Chiara.
La vitalit religiosa della regione trova, sul piano artistico, una delle sue espressioni pi alte nella basilica di San Francesco ad Assisi, iniziata nel 1228 per iniziativa di frate Elia, stretto collaboratore del santo, e che contiene una vera e propria antologia della pittura umbro-senese del Duecento e Trecento.
Alla stessa epoca risale un altro importante edificio religioso, il Duomo di Orvieto, consacrato allAssunta ed eretto per celebrare il miracolo di Bolsena: progettato forse da Arnolfo di Cambio, realizzato da fr Bevignate da Perugia, da Giovanni di Uguccione e da Lorenzo Maitani, autore della facciata, il Duomo considerato tra i massimi esempi del gotico in Italia.
Nel XIV secolo, malgrado la comparsa di forme di signoria i Trinci a Foligno, i Monaldeschi a Orvieto, i Gabrielli a Gubbio, gli Atti a Todi, i Vitelli a Citt di Castello e, in seguito, Gian Galeazzo Visconti, Ladislao di Durazzo, Braccio Fortebraccio da Montone, i Baglioni di Perugia lUmbria entra definitivamente nellorbita dello Stato Pontificio. Tuttavia, mentre si stava spegnendo sul piano politico, restava uno dei centri pi vivaci dItalia sul piano spirituale con i suoi monasteri, e, sul piano culturale, con luniversit di Perugia, pubblicamente riconosciuta da Clemente V nel 1308, e con la sua grande scuola pittorica, che nella fioritura artistica rinascimentale tocca i massimi esiti con Pinturicchio e Perugino.
Dal Quattrocento alla fine del Settecento lUmbria rimane ai margini della storia italiana. Le citt, tuttavia, sono spesso travagliate da lotte intestine, come nel caso di Perugia, dove a volte le lotte tra le famiglie nobili degli Oddi e dei Baglioni provocano sanguinosi scontri armati e non mancano di ribellarsi al potere di Roma.